Elena Galloni

di Stefano D’Andrea

C’è stato un tempo in cui dovevo accontentarmi della stampa di un disegno scaricato dal suo blog, che mi sono incorniciato e messo sul comodino: un maiale che salta con un’espressione un po’ sorpresa, nella fattispecie.

Image

Poi per fortuna è arrivato il momento in cui ci siamo potuti permettere di comprare un suo originale.

Image

Quello che tengo nelle mani e di cui vado tanto fiero si chiama:

“Buongiorno sire”
“Buongiorno sire.”

(due volte, sì, i siri sono due)

Elena Galloni è una talentuosissima illustratrice e sono felice che il mio prossimo libro sarà aiutato dai suoi personaggi e colorato dalla sua fantasia.

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , | Lascia un commento

Identità Milano, la mostra presso la Triennale

di Stefano D’Andrea 

Sono stato in Triennale a vedere la mostra di cui si parla nell’articolo qui sotto; vi invito a vedere la fotogallery che la documenta bene. C’è la storia di una città che cerca se stessa, la propria identità. Ho guardato con attenzione le pareti e ho visto gli stemmi, i nomi dei milanesi illustri di nascita o di adozione degli ultimi due secoli, delle immagini stilizzate di simboli dal panettone al duomo, piccole riproduzioni di dipinti come Il Cristo morto di Mantegna e alcune opere di design. Poi ho letto le risposte a un’indagine. Tutto ciò sotto il cappello del Comune e del lussuoso comitato Brand Milano. Io non vedo come questo apparato possa aiutare un milanese, di nascita o di adozione, a scoprire o riconoscere la propria nuova identità. La sala contigua, che la Korea dedica al proprio artigianato, mi è sembrata molto più familiare e vi invito molto seriamente a visitarla.

 

http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/14_aprile_08/milano-cerca-un-identita-pisapia-questa-citta-vitale-1ef2a2a6-beed-11e3-9575-baed47a7b816.shtml

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Afterhours @ Alcatraz – Hai paura del buio?

 

Image

di Stefano D’Andrea

Che sia un concerto degli Afterhours lo capisce dall’interminabile coda di persone (me incluso) che non avevano approfittato dell’opzione Spedisci il biglietto a casa. E che Manuelone non ami i suoi fans è ennesima riprova il fatto che prima dell’inizio manda Luigi Nono a tutto spiano, con lacrime e stridor di orecchie.  Il terrore della fagiolata è negli occhi di tutti, sotto il palco, ma che sia una serata senza ospiti è chiaro subito dopo la prime parole della prima strofa di 1.9.9.6. che, grazie a Dio non è la versione radio-compatibile di Finardi. La scaletta è rassicurante e i ragazzi vestiti da “Romanzo criminale” sono in forma (sento dire a uno di fianco a me “comunque lo spagnolo è sempre il più elegante”). Manuel per guardare la tastiera della chitarra sposta la bocca dal microfono come quando la imbracciava per le prime volte. Mai un sorriso, fisico perfetto, tanti capelli. Il pubblico è felice ma non poga, d’altronde i vecchi sono vecchi e i giovani sono del genere che quando ne ho urtato uno mi ha chiesto scusa. “Una volta questa la suonavano con più entusiasmo,” sento dire alla mia destra subito dopo Dea, “ma ora c’han cinquant’anni”. E allora penso che è qui il segreto del grande gruppo rock depressivo: non invecchiano. Come si conviene alle star o si rimane ciò che si è o si muore giovani. Finita la scaletta del miglior disco italiano di sempre (di qualsiasi genere), nella pausa che prelude al ritorno degli After sul palco vestiti da bimbe per cantare Germi, vedo due coppie non di primo pelo che si abbracciano tutti quattro insieme e cantano che non c’è niente che sia per sempre, e penso che in fondo è “solo” un modo novecentesco di dire che del doman non v’è certezza. Dopo un po’ di Padania per far notare la differenza tra prima e dopo, si chiude come sempre sui tamburi. L’ultima istantanea è una dolcissima ragazza non alta e non magra, dai capelli corti e rossi, forse troppo adulta per essere ancora lì con suo padre armato di macchina fotografica, aspettare all’uscita degli artisti qualcuno a cui dare la rosa che tiene in mano.

Pubblicato in Gianni Sibilla, Lamerikano, Stefano D'Andrea, Uncategorized | Contrassegnato , , , , | 2 commenti

Grigio

Tutto grigio

Il fatto:

stamane alle 8 sento suonare il citofono: “Posta.” Guardo giù, non è il postino (di solito passa verso le 10) ma un omino che mette pubblicità.

Le questioni:

io ho il fastidio del citofono (avevo la sveglia alle 8:25)

io devo stare attento a togliere le etichette dal vetro che getto per recuperare l’ultimo grammo di carta mentre qualcuno quotidianamente ne sparge a chili non richiesta, tra l’altro siamo quattro citofoni e ci sono dentro venti volantini, è frustrante

l’omino che non è un postino è in realtà l’ultima ruota del carro, uno che di lavoro rompe le scatole alla mattina presto (e probabilmente abita in un capannone in provincia di Brescia)

chi lo commissiona è un poveraccio altrettanto, se avesse i soldi farebbe un altro tipo di promozione, più costosa e più efficace (i potenti fanno la fanno la  tv)

chi non si fida e non apre e lo capisco (c’è stato un furto anni fa e chi ci dice che non sia stato qualcuno entrato citofonando e dicendo “Posta”’) però anche è una vita d’inferno se devi guardarti sempre sempre sempre le spalle rischiando la paranoia

Insomma, anche dopo un semplice colpo di citofono, questa cazzo di vita è sempre grigia e io invidio che ha sempre un’opinione chiara e precisa, tanto quanto lo temo.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Dopo Humans of New York, Umani a Milano

Dopo Humans of New York, Umani a Milano

Immagine | Posted on di | Lascia un commento

Giorno della memoria

Immagine | Posted on di | Lascia un commento

Repubblica.it e Umani a Milano

Come sapete da qualche mese, dando seguito positivo al mio libro dove New York batte Milano due a zero, ho deciso di realizzare un nuovo progetto. Se cliccate QUI potete vedere cosa ne dice Repubblica.it.

Image

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento