Freezer Bowl

di Stefano D’Andrea

Lo sport agonistico è una competizione tra atleti che si disputano il ruolo di migliore in quel campo. Ai massimi livelli vanno i massimi atleti. Si tratta di performances che gli spettatori guardano ammirati, prendendo le parti dell’uno o dell’altro contendente, dell’una o dell’altra squadra, colmi di ammirazione e di, spesso, passione. Gli sport che si svolgono all’aperto hanno delle regole legate alla sicurezza di chi partecipa alla manifestazione. Giova ricordare ad esempio che il golf si sospende in caso di temporale, perché si imbracciano dei bastoni di ferro che possono attirare i fulmini. Per il resto, l’ambiente fa parte della tenzone. Gli appassionati sanno quanto il vento, la pioggia, il sole o la neve possano variare le condizioni di gioco, per tutte le parti, e per gli spettatori, in ogni sport, dalla corsa campestre al rugby. Ieri sera la partita di Serie A, il massimo livello del maggior sport nazionale, Parma – Juventus, non è stata disputata perché sono caduti alcuni centimetri di neve sulla città ma non sul campo, che era coperto dalla plastica. Il rischio era che gli spettatori (o i giocatori) prendessero freddo. O che qualcuno scivolasse, perché la temperatura si aggirava intorno alo zero. Non si vuole confrontare l’inconfrontabile, ma ci piace ricordare il Freezer Bowl, la partita che si disputò nel 1982 a Cincinnati tra i Bengals e i Chargers, una semifinale del campionato di football americano. Si giocò con una temperatura di -23°, con un vento battente intorno ai 50km/h, che creava un effetto infernale. Nessuno obbligò gli spettatori ad andare allo stadio, mentre è possibile che alcuni giocatori sarebbero rimasti volentieri al bar. Invece dovevano (e forse volevano) competere per mostrare chi era il migliore, il più forte, il più valoroso, il più coraggioso, il più talentuoso, il migliore. Vinse Cincinnati, ma vinsero tutti. Ieri sera non ha vinto nessuno. Ma proprio nessuno.

 

About lamerikano

Stefano D’Andrea, che l’ha pensato, nasce e risiede a Milano, ma si è formato tra Roma, Bologna e New York. Scrive per Radio 24 e per chi glielo chiede gentilmente. Ha inventato Profili d’Autore. Ha insegnato in università e non è sicuro che la cosa gli manchi. E’ deluso dall’Italia ma l’ama, e non l’abbandonerà mai agli italiani.
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Una risposta a Freezer Bowl

  1. renzo luca carrozzini scrive:

    E’ proprio vero che certe cose succedono più spesso da noi che in altri Paesi.
    E non ci sono le previsioni del tempo? Pare che noi siamo veramente poco organizzati ed individualisti. Forse più creativi, è vero, ma ci manca il senso del sociale. Credo che in molti Paesi stranieri il freddo e la neve non fermerebbero un campionato che fa girare migliaia di milioni di euro.
    Ho anche sperato fosse stato meglio così per parlare meno di calcio e invece, maledizione, se ne parla ancora di più….

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